Super User
log in

ATTIVITA'

banner sportlcub etnasci

Super User

Super User

URL del sito web:

Etna. Ecco perchè non ha più senso nel 2021 parlare ancora di terzo polo sciistico.

In queste settimane sta tornando alla ribalta una proposta di progetto per realizzare il terzo polo sciistico etneo, a quanto pare, avallata dal governatore siciliano Nello Musumeci. In sintesi si vorrebbe riproporre un modello di turismo basato su una cabinovia e impianti a fune sul versante Nord Ovest di Bronte e Maletto, creando una stazione sciistica ex novo all'interno di una zona di riserva integrale del Parco (zona A) e che quindi dovrebbe preventivamente prevedere una variazione legislativa della zonazzione del territorio. 

Chi segue le pagine di EtnaSci sa che il nostro portale, circa 20 anni fa, ha sostenuto tenacemente il progetto all'epoca proposto. Ieri il CAI Sicilia ha divulgato un documento in cui mi si chiedeva un parere tecnico, interpellato dall'autorevole Club Alpino,  nella qualità di maestro di sci e di Presidente di FederEscursionismo, quindi anche come guida naturalistica. Come si legge, la mia posizione oggi non è favorevole allo sviluppo di questo progetto e in queste righe desidero estendere le motivazioni, che nell'articolo del CAI, sono riportate in estrema sintesi. Prego tutti gli sciatori, favorevoli al progetto, di leggere con attenzione questa analisi, senza preconcetti, fatta da un accanitissimo appassionato di sport invernali, ma anche discreto conoscitore della materia e del territorio in questione dopo 25 anni di attività, prima da sportivo, poi da professionista che sul vulcano ci vive e ci lavora 300 giorni l'anno. E lo ama, immensamente. 
Preciso anche che non rinnego la posizione favorevole del 2002. Il contesto e la situazione di quel periodo erano diverse in quanto le due stazioni sciistiche etnee erano state distrutte integralmente o quasi. Quindi i luoghi turistici erano tornati parzialmente a una situazione di naturalità. La possibilità quindi di ricreare sciovie e piste sul versante Ovest, normalmemente dove la neve permane di più, con un progetto quanto più ambientalmente sostenibile, mi appariva plausibile, anzi quasi logico. Oggi le condizioni sono nettamente cambiate, per queste ragioni non sono più favorevole a intaccare l'ultimo versante ancora naturalmente intatto. 

1) Analisi del contesto attuale sulle stazioni sciistiche esistenti. Oggi sul vulcano esistono 9 impianti di risalita. 1 funivia, 1 Seggiovia, 3skilift a Nicolosi. 1 seggiovia e 3 skilift a Linguaglossa. Queste sciovie furono ricostruite dopo l'eruzione del 2001/2 con investimenti di diversi milioni di €. A Nicolosi non si scia da parecchi anni, sia per mancanza di neve, ma soprattutto perchè 3 sciovie di proprietà comunale, per motivi burocratici e diatribe con il gestore privato, sono ormai in disuso e con danni rilevanti. La funivia e il suo utilizzo turistico estivo sono il vero motore della località con centinaia di migliaia di presenze turistiche stagionali (in tempi di normalità...). A Linguaglossa la stazione, che dovrebbe essere quella realmente vocata allo sci, quando arriva la neve, apre solo grazie all'operosità del gestore privato STAR/Funivia dell'Etna. Tuttavia a causa di errori tecnici nella ricostruzione post 2002, dei tecnici pubblici dell'epoca, sono molte le difficoltà. Come l'attuale risalità dello skilift Monte Conca, che doveva essere una seggiovia, e per la quale furono spediti indietro 1,8 milioni di € alla CE. Oppure la realizzazione dei parcheggi sotto esposti che si riempono di neve già con modeste bufere o ancora l'assenza di spazi ove poter spalare la neve in eccesso (ciò anche al Rif. Sapienza) costringendo gli operatori degli spazzaneve a togliere posti auto utili. Inoltre va segnalato che da più di 2 anni non si svolgono più escursioni in quota dalla strada carrabile, per diatribe amministrative tra i 2 comuni di Castiglione e Linguaglossa. La località nel periodo estivo così conta pochissime presenze di visitatori, anche a causa di una manifesta incapacità di sfruttare altre risorse e valorizzare le tante bellezze ambientali del posto. Inoltre non è mai stata avallata l'installazione di cannoni sparaneve, non solo per ragioni tecniche, ma a quanto pare per impedimenti da parte dell'Ente Parco, a ragione o torto non saprei, ma di fatto in una stagione povera di neve su tutto il vulcano come quest'anno non si sarebbe sciato comunque. Ciliegina sulla torta: non sono state ricostruite le strutture ricettive. Oggi vi sono 5/6 posti letto in una baita grazie a un eroico investimento di una coppia di imprenditori. Nel rendiconto delle location sciistiche siciliane non possiamo poi dimenticare la situazione di Piano Battaglia sulle Madonie. Project financing pubblico di circa 2,8 milioni di € circa per ripristinare le piste e una seggiovia.  Dopo la prima stagione partita discretamente, da 2 anni contenziosi sulla manutenzione e messa in sicurezza della pista hanno impedito l'apertura delle piste (Tolto comunque il covid). Il quadro insomma non è positivo. Alla luce di ciò, prima di andare a realizzare una stazione ex novo, la politica dovrebbe interrogarsi come funzionano quelle esistenti, investire se necessario  - e lo sarebb - per rendere funzionante ed efficiente i precedenti investimenti e poi pensare alla fattibilità e ritorno economico di progetti ex novo. Ma evidentemente non è così. Quindi pensare che una nuova località possa essere realizzata in maniera impeccabile, nel rispetto dei luoghi e gestita poi in modo efficiente ed economicamente redditizio, qui in Sicilia, è una vera utopia. Non si offendano i miei conterranei, i dati sopra confermano oggettivamente quanto affermo. Inoltre non va sottovalutato il fatto che le presenze turistiche legate allo sci negli ultimi anni sono diminuite molto rispetto al passato e qualsiasi businnes plan non può non tenere conto del fatto della sostenibilità economica dell'opera. Si consideri che le stazioni del nord, anche blasonate, e con decine di migliaia di sciatori settimanali, sono quasi tutte in deficit in relazione alla sola vendita degli skipass (che per il terzo polo sarebbe proprio il principale introito) se non fosse poi l'indotto nel suo insieme a garantire gli utili finanziari: alberghi, rifugi, ristoranti, noleggi, negozi etc etc. In sostanza ritengo che un investimento di qualche decina di milioni di € non verrebbe ammortizzato mai con qualche decina di migliaia di € stagionale per la vendita degli skipass.  

2) Impatto ambientale. Questo aspetto è molto rilevante, come lo era già nel 2002 e non va sottovalutato. Con delle differenze non da poco. Come detto sopra in quegli anni le due location storiche esistenti erano state distrutte, quindi si doveva ricostruire su quei versanti in buona parte "rinaturalizzati". Ciò rendeva più plausibile e ragionevole valutare lo spostamento in altre zone delle infrastrutture. Inoltre il progetto adesso riproposto, da quanto è possibile apprendere, prevede una maggiore estenzione territoriale rispetto al precedente, arrivando addirittura a paventare un passaggio nei pressi dei Frati pii e di Punta Lucia, passando tra Monte Scavo e Monte Maletto, con un collegamento alla località di Piano Provenzana.
In particolare sembra che si vorrebbe creare delle navette per il trasporto degli sciatori e raggiungere la pista altomontana e da li poi prendere una cabinovia. Invito chi non conosce questi luoghi ad andare a vedere di cosa si parla. Una sciovia nei pressi di questi luoghi incantati avrebbe un impatto davvero notevole. Solo per dare una idea magari a chi qualche volta probabilmente è passato da qui in bici o a piedi, verrebbe tagliata a metà la pista altomontana dell'Etna nei pressi di uno dei passaggi ambientalmente più preservati. Questo territorio meriterebbe oggi di essere valorizzato con altre iniziative a impatto zero, proprio perché l'attrattiva principale è la sua essenza di versante naturalisticamente più selvaggio, il cui potenziale ad oggi ritengo sia stato ampiamente sottovalutato. 

3) Soluzioni alternative. Lo sviluppo sostenibile. Qualcuno si chiederà, ma allora le popolazioni di questo versante non possono far turismo sul vulcano? Personalmente non credo che il turismo debba essere appannaggio dei soli due versanti che hanno avuto la "fortuna" di avere infrastrutture in quota precedentemente alla istituzione del parco dell'Etna nel 1987. Lo pensavo nel 2002 e lo penso anche oggi. Va però abbandonata questa visione di seguire lo "sviluppo" già adottato sugli altri due versanti e slegarlo dallo sci da discesa e da impianti a fune alta. Chi scrive, lavora sul vulcano sia come maestro di sci che come organizzatore di escursioni, estive ed invernali. La domanda turistica di questa seconda attività è 100 volte più alta della prima. Le amministrazioni del versante Ovest, a partire da Biancavilla, Adrano, Bronte, Maletto, Randazzo hanno territori ricchissimi di bellezze naturali, ad oggi fortunatamente ancora preservati.  Hanno anche diversi punti di accesso a quote discretamente alte e anche rifugi e bivacchi. La chiave di successo sarebbe semplicemente valorizzare ciò che hanno, creando un sistema condiviso di servizi e attrattive verso la crescente domanda di turismo outdoor. Insomma il concetto è che se si vuol seguire uno sviluppo di terzo polo, che non sia legato solo allo sci, basato sul modello di Nicolosi, si è già perso in partenza, perché Nicolosi ha il vantaggio di essere molto più facilmente raggiungibile da 3 strade d'accesso a 2000 metri da Taormina e Catania. I tour operator, per il turismo di massa mordi e fuggi, quello che oggi nostro malgrado si vende di più, continuerebbero a prediligere gli spostamenti di bus e grossi gruppi su Etna Sud. Allora occorre fare analisi e investimenti intelliggenti per attrarre un turismo diverso basato sulle risorse naturali, plurigiornaliero, 365 giorni l'anno. Solo alcune idee, prendendo spunto da modelli di successo, come i national park americani che ho avuto, come molti, la fortuna di visitare. Li i visitatori vengono accolti all'interno del parco, sia in strutture ricettive che in bungalow o camper e stazionano per diversi giorni per le visite e praticare attività. Si potrebbero quindi creare dei campi base per i visitatori utilizzando i bivacchi e rifugi esistenti - oggi non gestiti o abbandonati pur essendo alcuni punti base del Parco- potenziandoli e creando dei piccoli villaggi magari fatti di pagghiari e casudde di pietra lavica. Da questi punti potrebbero quindi essere organizzate numerose attività: escursioni in trekking o in ciaspole, noleggi e gite in mountain bike, a cavallo o con muli e asinelli (come si faceva in passato) creando itinerari di turismo esperienziale sempre più richiesti. Per lo sci si potrebbero organizzare servizi con gatti delle nevi o motoslitte. Si potrebbe addirittura organizzare un tour di più giorni (oggi proposta inesistente) per ascendere ai crateri sommitali. Un sentiero che possa partire dalla zona di Monte Scavo verso Punta Lucia, dove si potrebbe creare una baita/rifugio con tecniche ecocompatibili e a basso impatto visivo ed ambientale. Da qui godere il tramonto più bello di Sicilia a 2900 metri e fare gli ultimi 400 metri di dislivello il mattino successivo per vedere l'alba dai crateri sommitali. Tutto ciò, che sono solo alcune idee, sarebbe alternativo alle attuali località. Allora si che avrebbe senso parlare di un "terzo polo sportivo e naturalistico", un investimento sensato e a impatto ambientale molto ridotto, che creerebbe occupazione e ritorno economico alle popolazioni locali. 

Dario Teri
Maestro di Sci federale - Sportclub EtnaSci
Guida Naturalistica FederEscursionismo
Fondatore EtnaSci.it

 

  • Pubblicato in Blog
  • 0

Etna, Parentopoli guide. Il CGA ha respinto gli appelli in via definitiva. Titoli annullati e concorso da rifare

Si è conclusa ieri, almeno sotto il profilo amministrativo, la battaglia legale sul concorso per l'abilitazione di guide vulcanologiche svoltosi nel 2018. Con la pubblicazione della sentenza n.085/2020 (26/2021), il Consiglio della Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana ha respinto definitivamente gli appelli proposti dal Collegio Regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche e delle 19 guide abilitate. Come noto e ampiamente riportato dagli organi di stampa, il Tar il 13 Dicembre 2019 aveva già annullato gli atti prodotti dal concorso e di conseguenza le relative abilitazioni in quanto erano emerse diverse irregolarità nelle procedure dell'esame. Il collegio delle guide aveva però rimandato l'ottemperanza delle disposizioni del Tar alla futura decisione del superiore e definitivo grado di giudizio del CGA, consentendo così alle neo guide di poter esercitare la professione di guida, seppure ci fosse questa pendenza, tutelando sproporzionalmente gli interessi di queste rispetto ai colleghi regolarmente abilitati ed anche a garanzia dei potenziali clienti. 

E' utile ripercorrere per grandi linee la vicenda durata oltre 2 anni.
In seguito alle prove di selezione svolte a inizio Maggio 2018, i 2/3 degli esclusi (ben 44 persone) avevano denunciato diverse circostanze. Tra questi numerosi macroscopici vizi nelle prove d'esame e rapporti confliggenti tra diversi componenti del collegio delle guide - che avevano figli e nipoti partecipanti agli esami - e la commissione esaminatrice composta da istruttori/guide alpine. Per questa ragione la stampa definì il caso "parentopoli delle guide dell'Etna". 

Successivamente, per loro sfortuna, si aggiunsero le intercettazioni telefoniche che palesavano la veridicità delle denunce. Dai numerosi intercorsi registrati dagli investigatori si poteva presumere infatti che il presidente del Collegio allora in carica, il suo vice e un'altra guida alpina, avevano agito per predisporre le prove d'esame a misura dei propri figli e parenti con la compiacenza di altri componenti dell'organizzazione/della commissione d'esame. Tra le indecorose azioni attribuite a questi professionisti si annoverano tra gli altri:  la delega da parte dei commissari tecnici d'esame (gli istruttori delle guide provenienti dal Trentino) ai componenti del collegio su citati - che avrebbero dovuto invece assolutamente astenersi da qualsiavoglia incarico - per l'individuazione del percorso della prova pratica e la redazione di verbali fasulli; a seguito di ciò, i componenti del collegio trasferivano tutte le fondamentali informazioni sul percorso dell'esame di orientamento ai propri "cari" e ad una cerchia di partecipanti per permettere di studiare e testare preventivamente l'itinerario settimane prima; venivano inoltre resi noti preventivamente, ad alcuni, i contenuti del test scritto di teoria. Chi ha mosso i fili dell'organizzazione avrebbe pertanto viziato totalmente la pareteticità di partecipazione agli esami e causato una totale alterazione dei reali valori e competenze dei partecipanti. Allo stato di fatto non si può assolutamente dire che la selezione abbia appunto selezionato i migliori tra i candidati. Celebre lo stralcio di trascrizione in cui due dei protagonisti di questa storia si raccomandano a vicenda di procedere con massima cautela e riservatezza, perché poi...<< la gente "ni iettunu manu">> (la gente insorge violentemente ndr).  Proprio un grande esempio di <<condotta ispirata a valori di probità, dignità e decoro nonché di attività professionale svolta con lealtà e correttezza>> come imporrebbe il codice deontologico adottato dalle guide alpine italiane. 

Dopo una ferrea battaglia legale che vedeva contrapposti gli esclusi dal concorso e agli ammessi sostenuti dal Collegio delle guide, nel 2019 arrivò la vittoria per i primi con l'annullamento di tutti gli atti prodotti in questo esame "tarocco". 

Nella circostanza il collegio delle guide alpine siciliane, di fatto, né con il direttivo che organizzò l'esame in oggetto né attraverso il consiglio successivamente eletto in seguito allo scandalo, non ha mai agito concretamente per tutelare se stesso e tutte le guide iscritte all'albo, al fine di evitare una sconfitta legale stra-annunciata e il danno di immagine che ne è derivato. Né risulta abbia avviato procedimenti disciplinari verso i protagonisti di questa storia, che però sono rinviati a giudizio in un processo penale che inizierà a Marzo. Anzi, all'opposto, si è constatata una posizione di difesa verso gli autori e in particolare verso le neo guide, oggi non più abilitate alla professione, abbandonando i criteri di imparzialità che dovrebbero caratterizzare invece un organismo di diritto pubblico. Non solo, il collegio aveva assunto inverosimilmente una posizione molto critica verso la giustizia ordinaria e si era schierata in toto solidalmente alle neo guide con queste testuali parole <<il Collegio è in ogni caso al fianco delle 19 guide vulcanologiche vittime di una sentenza per molti versi incomprensibile e tardiva>>.  

Nello stesso post pubblicato su facebook il 22 Dicembre 2019 in seguito alla sentenza del Tar, l'organo che rappresenta o che dovrebbe rappresentare tutte le guide siciliane e tutelarne gli interessi (soprattutto di coloro che svolgono la professione con gli onorevoli valori deontologici su citati) aveva comunque reso noto che <<ogni sospensione o cancellazione dall'albo delle 19 guide vulcanologiche abilitate (...) è subordinata al ricorso in appello al CGA e quindi alla relativa sentenza>>. Sentenza che ieri ha respinto tutti i motivi di appello e che adesso ci si aspetta venga prontamente ottemperata. 

Certo dispiace pensare che forse tra le neo guide vi fossero anche persone che hanno avuto la fortuna/sfortuna di seguire il "filotto" dei parenti favoriti per poi vedersi trascinare in questo turbine legale, concluso malamente con la perdita del titolo professionale, e che i guadagni di questi due anni saranno stati probabilmente serviti per le spese legali. Tuttavia l'occasione è utile per ricordare a tutti che, anche attraverso questo sito e gli organi di stampa, i ricorrenti oltre a invocare giustizia e trasparenza, chiesero una sospensiva del concorso che avrebbe tutelato un po' tutte le parti in causa. Purtroppo chi di dovere andò inesorabilmente per la sua strada per evidenti ragioni di convenienza. 

 

  • Pubblicato in News
  • 0

5 Dic 2020 - Etna già innevata e le previsioni della stagione invernale all'insegna delle attività outdoor

Etna ben imbiancata come non si vedeva da alcuni anni già da fine di Novembre e ancora continua, grazie al maltempo degli ultimi giorni, a ricoprirsi di candida neve, almeno alle quote più alte.  Gli accumuli più interessanti per lo sci si riscrontrano all'incirca oltre i 2000 metri. Già gli sci alpinistiti hanno messo le pelli sotto gli sci e hanno potuto solcare i manti nevosi sia sul versante nord che sud. Chiariamo che al momento non ci sarebbe neve sufficiente per l'apertura delle piste da sci. Bisogna arrivare intorno ai 2200/2300 sul versante di Piano Provenzana e sulla Montagnola a Etna Sud per trovare delle condizioni di base per da sci accettabili per una eventuale battitura. Tuttavia come noto, il governo italiano ha emanato delle disposizioni che impongono la chiusura delle piste da sci fino al 7 Gennaio e speriamo non oltre. Una considerazione va fatta in relazione alle località sciistiche etnee. Le piccole dimensioni, la tipologia di impianti (principalmente skilift e una seggiovia aperta), il relativamente basso afflusso di sciatori soprattutto infrasettimanalmente offre condizioni ben diverse rispetto ai grandi caroselli alpini e dolomitici. Forse si poteva tenere conto di queste piccole realtà e consentire a quei pochi eroici operatori turistici che continuano a investire sul vulcano e sulla neve di guadagnare qualche euro in una stagione che sembra promettere meteorologicamente bene. Comunque vogliamo guadardare un barlume di luce in fondo al tunnell in questa situazione. Se le sciovie almeno per ora rimarranno chiuse per il prossimo mese, potrebbe essere l'occasione per gli appassionati per riscoprire la nostra montagna al di fuori dallepiste da sci. 
Le discipline dello ski touring e del freeride, da tempo proposte da EtnaSci come alternative sul vulcano, sono alla portata di tutti gli sciatori di medio/alto livello che abbiano un po' di buona volontà. Lo Sportclub EtnaSci e i suoi maestri professionisti dopo il buon successo dello scorso anno, organizzerà molto probabilmente un altro corso di avviamento e uno di perfezionamento di ski touring e freeride
Esistono le opportunità di noleggiare l'attrezzatura specifica e rivolgersi a un maestro di sci specializzato per affrontare queste discipline e gli itinerari in sicurezza. Per chi non scia sono invece consigliatissime le passeggiate con racchette da neve su vari percorsi e anche in questo caso si consiglia di affiancarsi a un professionista. Lo sci nordico o di fondo continua a poter essere praticato ed esistono sia anelli battuti che le relative scuole di sci sia a Etna Nord che Sud. Sono tutte attività che si svolgono all'aria aperta e dove è possibile mantenere il distanziamento sociale. Insomma la montagna può continuare a essere vissuta, con prudenza e responsabilità, e anzi invitiamo a farlo perché potrebbe essere una opportunità di vivere esperienze nuove e gratificanti.  Su EtnaSci già dalla scorsa settimana abbiamo iniziato gli aggiornamenti del seguitissimo bollettino neve e continueremo ad aggiornarlo per tutta la stagione. 
In foto la parte superiore della pista Coccinelle, Etna Nord lo scorso 26 Novembre 2020

Info:

12 Feb 2020 - Etna. Sciovie momentaneamente chiuse a causa del caldo.

Brutto risveglio stamattina per gli sciatori etnei. Le piste battute ieri sera sono state completamente compromesse dalle alte temperature, anche notturne. Di conseguenza la STAR, nonostante i grandi sforzi per cercare di prolungare l'apertura, ha dovuto comunicare che da stamane le sciovie resteranno chiuse fino alla prossima nevicata. 

In fuoripista - anche in fuoripista il caldo si fa sentire, quindi si alza la quota neve sciabile oltre i 2000 metri. I versanti migliori per salire (e scendere) in fuoripista rimangono i versanti a nord. 

Vai al Link per LEZIONI SCI - CIASPOLATE - SKI TOURING con lo Sportclub EtnaSci

Sottoscrivi questo feed RSS
Warning: count(): Parameter must be an array or an object that implements Countable in /web/htdocs/www.etnasci.it/home/templates/gk_game/html/com_k2/templates/default/user.php on line 135