A cura di Dario Mascali
La amiamo e la rispettiamo. Ci conviviamo, e troviamo normalissimo sentirla “viva”. Ci vien da ridere ogni volta che un lombardo o un veneto ci chiede come facciamo a non avere paura, nonostante i tremori e le sbuffate che si vedono a chilometri di distanza. Stiamo parlando ovviamente della nostra cara Montagna. L’Etna, il vulcano più alto d’Europa che conosciamo benissimo, e sul quale ci divertiamo durante i mesi invernali, e non solo. Ma questo gigante buono ha bisogno di essere spiato, tenuto sotto continua osservazione. Abbiamo già avuto modo di conoscere la sezione catanese dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, qualche mese fa (leggi l'articolo della visita). L'istituto ha, tra i tanti, proprio il compito di monitorare l’attività del nostro amato vulcano. Abbiamo oggi il piacere di scambiare le nostre 4 chiacchiere con Sonia Calvari, responsabile dell’Unità Funzionale di Vulcanologia e Geochimica della sede dell’INGV di Catania. Andiamo a capire meglio di cosa si occupa l’istituto e conosciamo meglio Sonia.
La amiamo e la rispettiamo. Ci conviviamo, e troviamo normalissimo sentirla “viva”. Ci vien da ridere ogni volta che un lombardo o un veneto ci chiede come facciamo a non avere paura, nonostante i tremori e le sbuffate che si vedono a chilometri di distanza. Stiamo parlando ovviamente della nostra cara Montagna. L’Etna, il vulcano più alto d’Europa che conosciamo benissimo, e sul quale ci divertiamo durante i mesi invernali, e non solo. Ma questo gigante buono ha bisogno di essere spiato, tenuto sotto continua osservazione. Abbiamo già avuto modo di conoscere la sezione catanese dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, qualche mese fa (leggi l'articolo della visita). L'istituto ha, tra i tanti, proprio il compito di monitorare l’attività del nostro amato vulcano. Abbiamo oggi il piacere di scambiare le nostre 4 chiacchiere con Sonia Calvari, responsabile dell’Unità Funzionale di Vulcanologia e Geochimica della sede dell’INGV di Catania. Andiamo a capire meglio di cosa si occupa l’istituto e conosciamo meglio Sonia.
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Salve Sonia. Per prima cosa grazie per averci concesso, nonostante i numerosi impegni, il tempo per questa chiacchierata.
Dovere…
Quali sono i compiti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ?
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) è un Ente
relativamente giovane, nato nel 1999 con il D.L. 381, che se sancisce i
compiti ed il ruolo di riferimento nei confronti del governo italiano
in tema di monitoraggio dell’attività sismica e vulcanica. Ma la
tradizione della sezione di Catania è più antica, e risale al 1962,
quando il Prof. Alfred Rittmann, un insigne vulcanologo svizzero,
decise di fondare l’Istituto Internazionale di Vulcanologia sotto il
patrocinio dell’UNESCO. Questo ed altri istituti del CNR (Consiglio
Nazionale delle Ricerche) sono stati poi annessi all’INGV. Quindi tra i
compiti dell’INGV in generale, e della sezione di Catania in
particolare, c’è quello di svolgere attività di monitoraggio e ricerca
nell’ambito della sismologia e della vulcanologia.
Come è organizzato l’istituto ?
L’INGV è diviso in sezioni. Esistono al momento
nove sezioni, tra cui quelle di Catania, Palermo e Napoli (Osservatorio
Vesuviano), che si occupano di monitoraggio e ricerca sui vulcani
attivi, ed altre sezioni che studiano ed analizzano in prevalenza
terremoti, ma che producono anche modelli teorici, studi ambientali ed
altro, e sono le sezioni di Roma 1, Roma 2, il Centro Nazionale
Terremoti, Pisa, Bologna e Milano-Pavia. Per ulteriori dettagli e
approfondimenti suggerisco di visitare la pagina web della nostra sede
centrale, www.ingv.it
.
La sezione di Catania è divisa in 5 Unità Funzionali (UF), quattro
delle quali si riferiscono a specifici settori di ricerca e
monitoraggio: Sismologia, Vulcanologia e Geochimica, Deformazioni del
Suolo, Gravimetria e Magnetismo. Infine la quinta UF, la Sala
Operativa, rappresenta il fulcro delle nostre attività, in quanto qui
convergono i segnali di monitoraggio, tenuti sotto controllo h24 da due
unità di personale specializzato che, in caso di segnali anomali,
avvisa prontamente degli esperti reperibili (sismologo, vulcanologo,
tecnico o informatico), che in tempi brevi valutano il problema e si
attivano per trovare una soluzione. Nel caso di attività sismica o
vulcanica, il reperibile provvede a stilare comunicati da diffondere
alla Protezione Civile (via email e fax) ed a tutta la comunità,
scientifica e non, via web.
Intervenite spesso sul campo, effettuando rilievi in quota o misure con strumenti particolari fuori dalle mura della sede ?
Io mi occupo di ricerche e monitoraggio vulcanologico. Il mio gruppo fa
un servizio di reperibilità, che prevede tra le altre cose almeno un
rilievo settimanale, durante il quale un vulcanologo ed un tecnico di
supporto si rechino nella zona sommitale dell’Etna per verificare lo
stato di attività dei crateri sommitali. Questo rappresenta la routine,
in caso di assenza di attività eruttiva di rilievo. Ovviamente, se
inizia un’eruzione, le misure e le indagini si infittiscono
enormemente, fino a comportare turni h24 anche sul terreno. A questi
rilievi periodici si aggiungono altri più specifici per i diversi
settori di competenza, come ad esempio i rilievi strutturali, quelli
termici da terra ed elicottero, la mappatura dei flussi lavici, le
misure di gas emesso dal suolo e dai crateri sommitali, le analisi
chimiche della composizione e caratterizzazione della cenere e delle
colate campionate sul terreno, analisi di immagini satellitari per
verificare la dispersione delle nubi di cenere o per calcolare il tasso
eruttivo, e tanti altri.
Cosa rende l’Etna diversa dagli altri vulcani ?
L’Etna è un vulcano di grandi dimensioni, visto
che raggiunge i 40 km di diametro ed i 3300 m di altezza. Ma la sua
peculiarità sta nel fatto che è spesso in eruzione, come anche in
questo momento, visto che abbiamo una colata lavica che si riversa
nell’alta Valle del Bove sin dal 13 maggio di quest’anno. Questa
attività eruttiva frequente ci ha permesso di “studiare” bene il nostro
vulcano, e di mettere a punto una serie di strumentazioni, anche molto
innovative, che ci sanno indicare attimo per attimo quali sono le sue
condizioni. Conoscere bene il nostro vulcano, per mezzo di numerosi
studi, significa riuscire a prevedere il suo comportamento, e sapere
cosa fare al momento opportuno per mitigare potenziali rischi, che, è
bene ricordarlo, in un vulcano attivo sono sempre presenti.
Sono quindi tanti gli studiosi stranieri che si recano sul nostro vulcano !
Si, ci sono tanti studiosi stranieri che vivono in
posti dove non ci sono vulcani attivi, ed approfittano del nostro per
studiarne gli umori. Però devo dire che noi italiani non siamo secondi
a nessuno, nemmeno ai tanto famosi americani, che hanno recentemente
tagliato molto i fondi stanziati per la ricerca a favore di spese
belliche, a mio avviso quanto meno inutili. Pensi che il nostro
istituto ha recentemente ricevuto un “certificato di eccellenza”
rilasciato dalla Thomson-Reuters (americana) che ha riconosciuto l'INGV
come 'Rising Star in Geoscience' (astro nascente nelle scienze della
terra) (http://sciencewatch.com/inter/ins/08/08jul-INGV) per la sua produzione scientifica abbondante e di alta qualità.
Ci capita spesso di dare uno sguardo dall’aereo e vedere come l’Etna sia circondata da tanti piccoli coni vulcanici, ormai ricoperti da vegetazione, segno di un’attività che interessava anche le basse quote. A quale secolo risalgono queste bocche ?
La maggior parte di questi coni hanno un’età di
oltre 5000 anni, ma non dobbiamo dimenticare l’ultima grande eruzione
distruttiva, verificatasi nel 1669, che ha prodotto i coni dei Monti
Rossi, sopra Nicolosi. Questa eruzione ha emesso una quantità di lava
stimata in un chilometro cubo, e le lave hanno distrutto la parte
orientale di Catania ed hanno circondato il Castello Ursino, che prima
si trovava prospiciente il mare. L’attività esplosiva in quell’anno è
stata intensa e prolungata, tanto da costruire i due coni di cui dicevo
sopra. Se facciamo il confronto con il molto più piccolo cono del
Laghetto, prodotto in zona sommitale durante l’eruzione del 2001 che
così tanti disastri ha provocato alla nostra economia, alla viabilità,
ed alla vita stessa alle pendici del vulcano, possiamo ben immaginare
l’immane disastro prodotto in quel tempo.
A parte le eruzioni di qualche anno fa che hanno distrutto gli impianti sciistici di entrambi i versanti, stiamo assistendo ad un’attività…mi lasci passare il termine “turistica”, con eruzioni prettamente estive e che si riversano nella Valle del Bove. E’ questa la vera natura dell’Etna o dobbiamo aspettarci sempre delle brutte sorprese ?
Direi che, statisticamente, le “brutte sorprese”
sono state poche nella storia eruttiva dell’Etna. E comunque i nostri
sistemi di monitoraggio sono così sofisticati ed aggiornati, ed il
nostro personale così qualificato, che ci permettono di dormire sonni
tranquilli.
Passiamo adesso a conoscerla meglio: si può presentare agli amici di Etnasnow ?
Sono banalmente una donna di 46 anni che fa con passione il suo mestiere.
Concentriamoci sul suo lavoro: di cosa si occupa nello specifico l’Unità Funzionale della quale Lei è la responsabile ?
Io coordino le attività di un gruppo di
ricercatori che studiano e misurano i processi vulcanici. Nel dettaglio
ci sono gruppi di lavoro variegati, che studiano: i processi di
fratturazione delle rocce nel caso di terremoti; il rilascio di energia
termica dai vulcani, per scopi anche di monitoraggio e mappatura delle
colate laviche; la petrologia dei prodotti eruttati dal vulcano, ossia
la composizione chimica ed isotopica delle ceneri e delle lave emesse
nel corso delle attività esplosive ed effusive; il rilascio di gas dal
suolo e dai crateri attivi, parametro strettamente associato al
potenziale esplosivo di un vulcano; le immagini da satellite e gli
associati modelli di propagazione del pennacchio di gas e ceneri
rilasciato dal vulcano; ed anche la storia antica dei vulcani attivi,
che ci permette di ipotizzare cosa succederà nel futuro.
Da quanti anni lavora all’INGV ?
Il 1° dicembre di quest’anno saranno 20 anni
esatti dalla data della mia assunzione, 22 se si considerano anche
quelli precedenti come borsista.
Quale è stato il suo percorso di studi ?
Ho preso la laurea in Geologia all’Università
degli Studi della Calabria ad Arcavacata di Rende (in provincia di
Cosenza, si, sono calabrese), poi ho fatto il dottorato di ricerca in
Inghilterra all’Università di Lancaster, quando lavoravo già come
ricercatrice.
Mi hanno detto che è l’unica donna a lavorare nella sede dell’INGV di Catania. E’ un lavoro prettamente maschile oppure sono poche le donne che si interessano di vulcanologia ?
Ci sono molte altre donne, anche nel mio gruppo.
Credo non esistano lavori prettamente maschili o femminili, anche se
confesso che non mi piacerebbe fare il muratore o il camionista e
vedrei male un uomo che lavora all’uncinetto, ma si tratta di gusti
personali…
Cosa Le piace di più del suo lavoro ?
La sfida di confrontarsi sempre con situazioni
nuove, perché nonostante le apparenze i nostri vulcani attivi non ci
fanno annoiare per nulla. E la possibilità di fare qualcosa di utile
per questa terra, che mi ha accolto ed ospitato e nella quale vivo
(benissimo), da 22 anni.
Quale è stata l’eruzione più interessante che ha seguito e perché ?
E’ stata quella del 1991-1993. E’ stata molto
interessante perché è stata la prima eruzione “pericolosa” che ho
vissuto, a quel tempo, infatti, le colate si stavano avvicinando
pericolosamente alle case di Zafferana Etnea. E’ stata per me
drammaticamente interessante, sia dal punto di vista umano che
scientifico. Umano perché ho vissuto direttamente e condiviso le ansie,
i timori e la rabbia della popolazione che vedeva la lava avvicinarsi
alle case, distruggere le viti, i frutteti della Val Calanna, il
percorso che dalla base del Canalone della Montagnola portava fino alla
Val Calanna… Non dimenticherò mai il pianto di un contadino ottantenne
che aveva appena finito di zappare la sua vigna, e guardava la lava che
ricopriva, bruciandole, le sue piante tanto amate. E non dimenticherò
mai la gente che si avvicinava a noi, che facevamo i turni giorno e
notte vicino alle colate, chiedendoci cosa stessimo facendo per
aiutarli…
Da un punto di vista scientifico è stato uno dei risultati più
interessanti delle ricerche che ho condotto. Ho speso infatti i tre
anni del mio dottorato in Inghilterra ad analizzare i dati raccolti da
me e dai miei colleghi durante l’eruzione, e questo mi ha fatto
scoprire e capire l’importanza della formazione dei tunnel lavici, le
cui grotte in tanti visitano sull’Etna. Infatti i tunnel lavici, quando
si formano intorno ad una colata per il raffreddamento della crosta
superficiale, rendono “invisibile” la lava calda che scorre al loro
interno, conducendola lontano dalle bocche senza farle perdere il suo
calore iniziale. Ciò permette alla lava di raggiungere distanze
maggiori, e quindi di acquisire un potenziale distruttivo moltiplicato.
Adesso conosciamo bene questi problemi, ed usiamo abitualmente le
telecamere termiche per rilevare queste strutture appena si formano, in
modo da poterle ostruire se necessario, come è stato fatto con successo
proprio durante quella eruzione, oppure da deviare eventuali colate,
come avvenuto nel caso dell’eruzione del 2001, quando la colata
minacciava il Rifugio Sapienza.
Qual è il suo rapporto con la neve ?
La mangio sciogliendola in bocca quando non ho
acqua… Adoro la Sicilia perché è un paese caldo, tutto ciò che è freddo
mi fa solo rabbrividire!
Sappia che se vuole provare l’ebbrezza dello snow, deve solo chiedere ! Etnasnow è a sua completa disposizione :)
Grazie, ma credo che l’età per fare queste cose sia per me passata da un pezzo.
Un saluto agli amici che ci seguono da casa
Con l’augurio che tutti possano conoscere, apprezzare e rispettare i nostri amati vulcani e la natura che li caratterizza.
Ringraziamo veramente tanto Sonia per la disponibilità mostrata e per essersi divertita con noi a rispondere alle nostre domande. E le facciamo i nostri complimenti per la passione che ha nello svolgere il suo bellissimo lavoro




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